Labirinto - Lina e gli altri

Rabbia, diffidenza, nessuna voglia di essere aiutata. E sette badanti cambiate in due anni. Lina non è una persona semplice con cui relazionarsi. In pochi attimi sa diventare una furia. Ha 95 anni, sa quello che vuole e quello che non vuole. Vuole morire lì, nella sua casa. E non vuole nessuno che si occupi di lei. A dire il vero ne avrebbe anche di motivi per essere arrabbiata. Ha perso il marito molto presto e una malattia si è portata via la sua unica figlia, tanti anni fa. Vive sola, nella casa che per lei significa tutto. Con il cuore che sanguina e le pareti che trasudano ricordi.

Una miscela sempre più pericolosa, con l’età che avanza e la lucidità che diminuisce. La parente più stretta di Lina, sua unica nipote, si chiama Silvia e vive in Svizzera con la famiglia dal 2006. Viene a Pesaro tre volte all’anno, ma più di tanto non può fare. Lina infatti, nemmeno con lei è collaborativa. “Mia nonna – ammette Silvia – ha sempre avuto un carattere forte e scostante, che col tempo l’ha isolata da tutti. La solitudine non l’ha mai spaventata, ma gli acciacchi dell’età, la perdita di memoria e l’aumento dell’aggressività, hanno reso la situazione insostenibile. Il bisogno di un aiuto in casa era diventato necessario”.

A capire che il punto di non ritorno rischiava di avvicinarsi è stato anche Carlo, suo medico di condotta, che nel 2015, in accordo con Silvia, ha preso in mano la situazione. “Lina si stava lasciando andare – racconta - si nutriva solo di latte e biscotti e nemmeno sempre”. Carlo a dire il vero conosce Lina fin da piccolo, quando veniva puntualmente sgridato da lei se giocava in cortile con gli amici.

La mamma di Carlo è ancora oggi dirimpettaia di Lina e fa parte di quelle persone che in qualche modo hanno provato ad aiutarla, facendole la spesa, portandole qualcosa. “Negli ultimi anni non voleva più nessuno – continua Carlo - e spesso nelle visite periodiche mandava via anche me. Allo stesso tempo cominciava a non essere più autosufficiente. Il peggioramento fisico e psichico di Lina erano ogni giorno più evidenti. Il rischio che cadesse a terra senza poter chiedere aiuto, così come la paura che potesse lasciare il gas acceso o altri inconvenienti simili, mi hanno spinto a non attendere altro tempo”.

Carlo è venuto a conoscenza del Servizio di Protezione giuridica (dato in appalto alla Cooperativa Labirinto dall’Ambito Territoriale Sociale 1 di Pesaro), che su richiesta del Tribunale, si occupa di individuare un volontario disponibile ad assumere l’incarico di amministratore di sostegno. Per attivare e portare a termine questo iter, la prima segnalazione va fatta al Tribunale stesso che deve valutare il caso e pronunciarsi nel merito. Così ha fatto Carlo. Al termine di questo percorso, non semplice, è stata nominata un’amministratrice di sostegno, Nancy, altra figura importante di questa storia. Che assieme a Carlo e Silvia è riuscita pian piano a far breccia nel cuore di Lina, convincendola a farsi aiutare.

“L’amministratore di sostegno è un volontario – spiega Nancy – il cui compito principale è quello di seguire la situazione economica, burocratica e organizzativa delle persone a cui è stato assegnato, proprio perché queste ultime non sono in grado di farlo e nessun altro può farlo per loro”. “Occorrono grande sensibilità e senso civico – fanno sapere dal Servizio di Protezione giuridica – abbiamo già formato un discreto numero di volontari e tra questi ci sono diversi soci della Cooperativa Labirinto”.

Tra le imprese di Nancy c’è quella di aver trovato, dopo sette tentativi andati a vuoto, la badante giusta per Lina. “Come ho fatto? Non lo so – sorride Nancy – di sicuro con tanta pazienza. Avvertivo il bisogno di non lasciar sola Lina. Un giorno, in uno dei pochi momenti di serenità, mi ha spiegato cosa significasse per lei quella casa. Lì ho capito che stavamo facendo la cosa giusta”.

Quella di Lina non è la storia di una vecchietta intrattabile di quasi cento anni. È piuttosto una storia sull’importanza del far rete. Dei rapporti tra le persone. Quei rapporti che Lina ha sempre evitato o corroso, con il suo carattere ostico e ostile. “È un esempio di buona gestione - ammette Carlo – che non deve essere dimenticato”. Lina è morta a 97 anni, nell’aprile del 2017. Nel suo letto, come ha sempre voluto.

Racconta da Nancy, Elena e Marco