In prima linea nella lotta alla violenza

Labirinto annovera, tra i servizi gestiti, lo sportello antiviolenza e una casa per donne vittima di violenza, è in prima linea nella lotta alla violenza di genere ed ha organizzato innumerevoli iniziative su questo tema. Siamo quindi particolarmente vicini alle vittime del “branco” che in una notte di fine agosto a Rimini ha aggredito e picchiato una coppia di polacchi, violentato la donna e successivamente violentato una transessuale, come lo siamo costantemente, non solo umanamente, ma anche con il nostro impegno professionale, a tutte le vittime della violenza di genere e lavoriamo quotidianamente per prevenire simili episodi

Il fatto che per le violenze di Rimini siano inquisiti tre minorenni di origini africane, nati e cresciuti in Italia e un richiedente asilo Congolese che fino ad aprile scorso è stato ospite dei servizi per i migranti di Labirinto ha scatenato un’ondata di indignazione che non si è riscontrata in tanti altri episodi di violenza e di femminicidio; in particolare la pagina Facebook con cui Labirinto divulga le proprie iniziative è stata presa di mira da centinaia di messaggi che vanno dall’insulto gratuito, alla calunnia, fino, in alcuni casi, purtroppo rari, a critiche ben argomentate a cui chi cura la pagina si è premurato di rispondere.

Non è Labirinto che porta i richiedenti asilo in Italia, né è Labirinto che concede lo status di rifugiato o la protezione internazionale. La nostra cooperativa gestisce, in base all’aggiudicazione di regolari gare di appalto, la prima accoglienza, mediante i CAS, e la seconda accoglienza, mediante gli SPRAR. Quanto pubblicato dai giornali sul percorso svolto in Italia dal richiedente asilo congolese evidenzia la assoluta professionalità della cooperativa che gli ha insegnato l’italiano, gli ha fatto frequentare corsi di formazione professionale, gli ha dato la possibilità di fare un tirocinio formativo e ha favorito la partecipazione alle attività di una società sportiva, con cui ha disputato un campionato minore.

Sappiamo che quello dell’educatore è un mestiere difficilissimo e soggetto a una continua verifica: la formazione continua degli operatori è una delle caratteristiche della nostra cooperativa. Succede che un utente di un servizio per le tossicodipendenze, dopo qualche anno di astinenza, ricada nell’uso di sostanze. O succede che un paziente dei servizi di salute mentale, dopo anni di inserimento nelle attività che gli proponiamo abbia una ricaduta e venga ricoverato in psichiatria. E’ nell’ordine delle cose e ogni volta ci interroghiamo sul nostro difficile lavoro e cerchiamo concretamente, con le riunioni di equipe, con gli incontri con gli altri servizi interessati, con i “rientri”, con la formazione, di migliorare il nostro lavoro. Anche gli orribili fatti di Rimini e il coinvolgimento di una persona che è transitata per i nostri servizi ci porteranno a riflettere sul nostro lavoro e a cercare di migliorarlo.

Su oltre 4.000 richiedenti asilo di cui ci siamo occupati in questi anni, meno di 10 hanno commesso reati.

Come singole persone possiamo partecipare con passione al dibattito, dai toni spiacevolmente sempre più accesi e talvolta poco costruttivi, che si sta sviluppando nel nostro paese sul tema dell’immigrazione. Come soci-lavoratori e come cooperativa possiamo e dobbiamo sforzarci quotidianamente per svolgere sempre meglio il nostro lavoro.