Si è svolto al Teatro Rossini di Pesaro l’evento “Note migranti” che ha affiancato a una profonda riflessione sulla questione delle moderne migrazioni l'esibizione della band S.O.U.L. (Sound of Underground Love)

 

Si è svolto al Teatro Rossini di Pesaro l’atteso evento “Note migranti” che ha affiancato a una profonda riflessione sulla questione delle moderne migrazioni la travolgente esibizione della band S.O.U.L. (Sound of Underground Love) nata due anni fa da un’idea di Ingrid Betancourt e sostenuta dalla Fondazione da lei presieduta, e costituita da musicisti operatori della cooperativa Labirinto e ospiti delle strutture di accoglienza.

Non meno coinvolgente della musica la parte “parlata” dell’evento, grazie innanzitutto alla straordinaria carica umana di Ingrid Betancourt che, dopo aver ricordato il legame che ha con Pesaro, città in cui durante i suoi 6 anni di prigionia nelle mani dei sequestratori in Colombia sua madre trovò un sostegno decisivo in Stefano Angelini e nella sua famiglia, ha trovato in questa città persone straordinarie e una modalità di accoglienza ai migranti fuori dagli schemi. Nel 2015 ebbe il primo incontro con i migranti, trovando gente allegra e aperta, in totale contrasto con lo stereotipo del migrante cupo e chiuso; dal dialogo con il solo migrante che se ne stava in disparte, con il corpo pieno di ustioni riportate durante il viaggio verso l’Italia, il cui residuo sogno era diventare musicista, nacque l’idea di S.O.U.L.

Il sindaco di Pesaro Matteo Ricci ha ringraziato la Betancourt proprio per quanto realizzato, per il modo in cui parla con le persone, incontra i migranti e tira fuori le loro storie e i loro sogni. ""Se i cittadini entrassero maggiormente in contatto con queste persone, se ne conoscessero le vicende e le aspirazioni, ci sarebbero sicuramente minori tensioni e un’integrazione più facile". Ingrid Betancourt ha incontrato in questi giorni a Pesaro tre donne migranti, che, nonostante l'iniziale fatica a raccontare di sé, le hanno permesso di portare al Teatro Rossini le loro storie di violenza; storie di tre donne che oggi sognano di fare la sarta, l’ostetrica e la cuoca.

“Se nel nostro mondo non c’è posto per tre giovani donne che vogliono essere cuoca, sarta e ostetrica – ha concluso la Betancourt - che civiltà è la nostra? E’ una fortuna conoscere persone che mettono in discussione il nostro senso della vita fatto solo di consumare, consumare, consumare.”
Per il sociologo Aldo Bonomi, che preparò la prima conferenza nazionale sull’immigrazione nel 1991 e studia questo tema fin da allora, dovremmo smontare il rancore, vocabolo che secondo il dizionario riguarda “Chi sente di aver subito un torto o di non vedere riconosciuto un merito. Perché 35 euro a loro e non a me? È il leit motiv delle comunità rancorose di cui l’Italia è piena, comunità che hanno i loro imprenditori della paura. Occorre costruire una comunità includente, ma non possono essere solo le cooperative sociali, il volontariato e la Caritas a farlo, i sindacati, le forze dell’economia devono associarsi a un progetto di comunità ispirato a un radicalismo umanitario".

Il filosofo Umberto Curi ha approfondito il tema attualissimo della distinzione tra richiedenti asilo e rifugiati “economici”? Nel 1973 il demografo australiano Kuntz introduce un modello di descrizione dei flussi migratori che distingue tra pushed (respinti, costretti) e pulled (cioè attratti da motivazioni di carattere economico). Una distinzione obsoleta e nata in un contesto del tutto differente che oggi è un cavallo di battaglia contro un’idea di accoglienza verso chi scappa dal pericolo di morte, sia esso dovuto alla guerra o alla fame o alla siccità o alla desertificazione.

Di grande impatto emotivo anche l’intervento di Ben Abdesslam Mohamed Naceur, la guida turistica che nel marzo del 2015, al Museo del Bardo, aprendo una porta sul retro salvò la vita a 45 persone, tra cui 30 italiani, ed oggi insignito del titolo di “giusto” dalle autorità italiane in Tunisia. "Bisogna sempre lasciare una porta aperta", ha detto l’uomo, regalando alla presidente di Labirinto, Simona Giommi, un piccola e colorata riproduzione delle porte di Sidi Bou Said, aprendo la quale si trova uno specchio.

Infine Giuseppe Mattina, assessore alle attività sociali del Comune di Palermo, ha brevemente illustrato le scelte politiche di questa amministrazione, che si contraddistingue per l’integrazione dei migranti, e che sono fissate nella “Carta di Palermo”, città nella quale la consulta dei cittadini stranieri non è un organismo di facciata, ma un concreto partner e interlocutore degli amministratori locali.

L’incontro è stato introdotto dalla presidente di Labirinto, Simona Giommi, che si è detta onorata per la presenza di relatori di grande spessore e per la risposta della città, che ha riempito il teatro.
Il viceprefetto vicario Luigi Coppone, raccomandando la massima collaborazione tra le diverse istituzioni, ha rilevato che iniziative come questa possono riempire di contenuti la parola “integrazione”.
La responsabile del settore migranti di Labirinto, Cristina Ugolini, ha tracciato la differenza tra il “gestire l’accoglienza”, cosa che Labirinto si impegna a fare con la maggior professionalità possibile, e il “fare accoglienza”, che è una dinamica che coinvolge un’intera comunità; la Ugolini ha ringraziato tutti gli operatori della cooperativa impegnati nelle attività di prima e seconda accoglienza, rivolgendo un particolare ringraziamento a Moulay Zidane El Amrani, consulente della cooperativa, che ha moderato il dibattito.

Il concerto di S.O.U.L. ha mostrato quanto l’incontro tra diverse culture possa arricchire tutti, mescolando ritmi e sonorità diverse, per dar vita a un nuovo particolarissimo sound. Nella parta finale il coro dei migranti è stato affiancato dai giovani del Coro Malatestiano di Fano in un crescendo emozionante.
A fine concerto è stata regalata agli spettatori una chiavetta USB con la musica di S.O.U.L