Modus operandi

I nostri sono servizi aperti, la cui soglia, in entrata ed uscita, è bassa e non rigidamente selettiva. Ciò significa che durante l'orario di apertura previsto, l'accesso è libero, condizionato da alcune regole di convivenza e basato sulla partecipazione volontaria alle attività previste. Devono quindi essere pensate e predisposte modalità di accoglienza differenziate ed occasioni di coinvolgimento dei ragazzi e delle ragazze nella programmazione quotidiana, sia a breve che a medio e lungo termine.

L'approccio al ragazzo/ragazza che frequenta il servizio è individualizzato, per quanto riguarda l'ascolto e l'accoglienza, ma la progettazione educativa è costantemente centrifuga, cioè finalizzata all'offerta di opportunità d'esperienza ed integrazione delle diverse dimensioni di vita del ragazzo/ragazza: occorre cioè evitare ogni deriva di presa in carico eccessivamente personalizzata, per non polarizzare il lavoro educativo e permettergli di mantenere uno sguardo su tutto il contesto.

I servizi lavorano in un'ottica di promozione/prevenzione, cioè di costante equilibrio tra la proposta e l'ascolto, tra l'osservazione delle dinamiche e l'intervento diretto, tra l'interdizione esplicita e la sollecitazione ad elaborare regole di convivenza. La quotidianità del centro è il luogo in cui ciò accade, nelle forme più diverse, visibili e trasversali. La progettazione condivisa di un laboratorio, la turnazione per l'uso del tavolo da ping pong, la gestione delle attrezzature a disposizione, l'incontro con persone esterne: ogni attività è occasione per permettere un'elaborazione individuale e di gruppo di ciò che accade, alla ricerca di soluzioni per i conflitti e di opportunità d'esperienza positive.

La progettazione educativa dei centri è uno strumento di mediazione sociale che permette, ai ragazzi ed alle ragazze che li frequentano, di fare esperienze reali di convivenza fra pari e con gli altri soggetti del territorio (quartiere, città). L'obiettivo è favorire la condivisione, la co-progettazione, l'incontro, il confronto, perché si costruisca un senso di cittadinanza che non sia mero valore morale, ma concreta necessità di elaborare insieme le forme di convivenza. Per questo la programmazione è fortemente centrata sul rapporto con altri soggetti del territorio e su attività condivise, facendo costantemente uno sforzo di visibilità, che è rafforzamento dell'identità e valorizzazione dell'azione dei ragazzi e delle ragazze.

La progettualità educativa si basa quindi su un uso meditato ed articolato del tempo (con un'attenzione particolare a non saturare ogni momento di proposte e stimoli, ma lasciando indeterminate alcune parti dell'organizzazione, così che ne sia percepita la flessibilità e la valenza di apertura e possibilità), ma anche su una riflessione, che si fa poi azione, sugli spazi. Ritorna in più punti il tema del territorio: una parola molto usata, che fa riferimento allo spazio fisico in cui si colloca un centro o in cui vivono i ragazzi e le ragazze che frequentano i centri. E' definito da punti topografici e da luoghi significativi; le sue coordinate possono essere delineate da strade, quartieri, edifici particolari. E' strutturato su informazioni, opportunità, vincoli, messaggi, riferimenti culturali e valoriali.

Diversi servizi, ad esempio, sono collocati ai bordi delle città. Ciascuno di essi ha un legame preciso e costruito nel tempo con il quartiere in cui si trovano. Hanno relazioni significative con altri servizi che si trovano loro vicino (biblioteche, centri sociali…), o con altri soggetti la cui presenza è legata ad una presenza fisica (parrocchie, negozi…). Possiamo immaginare le linee che collegano ciascun centro con questi altri luoghi significativi (ad es, tra un centro per anziani ed un centro d'aggregazione, per fare insieme attività di cucina… oppure tra un circolo Arci ed un Centro giovani ….), ne vediamo la ricchezza relazionale ed immaginiamo il piacere che queste relazioni possono portare. In altri casi, queste linee sono magari in fibrillazione, in costante tensione, pronte a spezzarsi. E lì compare l'intervento educativo, a tenere e riannodare.

Come pure si lavora sul dilatarsi ed il farsi evanescente della dimensione spazio-temporale, prodotta dall'uso dei mezzi di comunicazione tecnologicamente avanzati: relazioni interpersonali, memoria, produzione creativa.... attraversano orizzontalmente la vita dei ragazzi e della ragazze, ampliando le possibilità di esperienza ed i rischi legati ad una eccessiva astrazione e superficialità. In questo caso il lavoro è di favorire la riflessione sull'utilizzo di questi strumenti, bilanciando costantemente l'esperienza con opportunità di incontro e prossimità fisica (laboratori creativi, cene, tornei, feste) che non hanno soltanto una valenza ricreativa, ma sono esperienze di sperimentazione e godimento di relazioni interpersonali, di tempo e di piacere condivisi.