Filtrare i ricordi

15 Novembre 2023

Il nostro è un lavoro di relazione e passa attraverso il veicolo della parola e quando questo risulta insufficiente e inadeguato interviene la scrittura a dare voce, a lasciare traccia, a rendere visibili storie e frammenti apparentemente inessenziali e sconnessi.
Lavorando con la fragilità della memoria umana, incontriamo quotidianamente persone portatrici di una densità di vita e di una bellezza enigmatica, misteriosa, affascinante che, però, rischia di andare perduta, di rimanere racchiusa in poche gocce, in una tazzina, in un gesto perduto.
Il progetto Filtrare i ricordi: un’esperienza di narrazione nel mondo Alzheimer, ha avuto come finalità quella di sollecitare ricordi, ascoltare le persone e le loro storie e, soprattutto, di prestare
attenzione ai dettagli apparentemente inessenziali di una autobiografia, restituendole così una forma e facendo emergere ricordi ancora esistenti, sebbene confinati nelle periferie della memoria.

Il progetto si è avvalso della metodologia micro-pedagogica, posizionando la lente su minimi episodi di vita, che hanno però saputo ricucire frammenti di una storia.
Principio guida dell’intero progetto è stata la convinzione che le persone non siano solo la loro malattia, ma che siano portatrici di molteplici identità: anche se incontriamo la persona nel momento di maggiore fragilità esistenziale, quando la malattia ha fratturato e interrotto lo scorrere della normale esistenza, quella persona non è solo la sua identità malata, ma è ancora portatrice di una storia ricca che conserva dentro di sé.
Il progetto ha cercato di guardare proprio alla storia ancora conservata, sollecitando, attraverso metodologie autobiografiche, le persone coinvolte a far emergere i propri ricordi e le proprie storie nascoste, scoprendo con sorpresa e commozione forme e pensieri inauditi in parole e in pensieri che hanno saputo resistere alla malattia.
Per le persone coinvolte nel progetto la memoria rappresenta uno tempo e uno spazio faticoso e fragile da abitare, per questa ragione i ricordi che riescono a sopravvivere hanno un valore inestimabile: raccogliere queste storie, che rischiano di cadere nell’invisibilità, ha rappresentato un lavoro prezioso che ha restituito dignità e visibilità a storie destinate a cadere nell’invisibilità, aprendo sguardi e orizzonti nuovi sulle vite delle persone coinvolte, i cui frammenti autobiografici sono divenuti veicolo di conoscenza per loro stesse, per le loro famiglie e per una comunità intera, sottolineando in questo modo come le storie abbiano un indicibile valore formativo e di apprendimento per la collettività.

Progetto a cura di Sonia Robuoli, educatrice e consulente in scrittura autobiografica per Labirinto cooperativa sociale