“I nipoti sono il modo di Dio per compensare il fatto che diventiamo anziani”

“Anziani e giovani sono la speranza dell’umanità. I primi apportano la saggezza dell’esperienza, i secondi ci aprono al futuro, impedendo di chiuderci in noi stessi.”
Si è da poco concluso il nostro primo laboratorio “Nonni-Nipoti”: due incontri, ciascuno di due ore, in cui alcuni dei nostri ospiti, ognuno insieme ai propri nipoti, si sono cimentati nella realizzazione di festoni e maschere di carnevale. A questi incontri hanno partecipato anche tutti quegli ospiti che per un motivo o per l’altro non hanno potuto godere della stessa fortuna, ma che sapevamo avrebbero beneficiato forse più degli altri addirittura, della presenza di bambini qui al centro. Che si sa, i bambini con il loro entusiasmo, sono contagiosi. Volenti o nolenti si viene sempre toccati, se non addirittura inebriati, dalla loro energia, allegria e candore. L’idea è nata da due educatrici che hanno messo insieme osservazione quotidiana, sensibilità e creatività. Nello specifico, hanno unito la consapevolezza dell’importanza di rivalutare la figura del nonno, alla constatazione di quanto spesso i nostri anziani si sentano tristi e di quanto i bambini ed in particolare i nipoti, possano essere una risorsa e risolutivi per i loro momenti bui. Proprio come un sole che spazza via la pioggia e fa risplendere l’arcobaleno. L’iniziativa acquista ulteriore valore considerandola inserita nella cornice più ampia dello scambio intergenerazionale. Mettere insieme bambini ed anziani è infatti una ricchezza per entrambi: gli anziani migliorano l’autostima, il benessere e i contatti sociali; sperimentano un maggiore senso di autoefficacia e appartenenza, recuperano un ruolo definito all’interno della famiglia/gruppo/comunità e un senso di scopo nella misura in cui si sentono investiti della responsabilità di accudire, offrire aiuto e trasmettere esperienza; si riduce di conseguenza il loro stress e spesso anche la sensazione di esclusione e isolamento che talvolta vivono. È importante che l’anziano diventi/resti parte di una rete di relazioni, che lo stimoli cognitivamente ed emotivamente e che da lui impara. E anche i più piccoli hanno bisogno degli anziani per costruire la propria identità e un nonno può anche diventare un punto di riferimento importante, soddisfacendo quel bisogno infantile di avere qualcuno da assumere come modello da seguire. Alla base dell’apprendimento intergenerazionale, dunque, c’è l’idea che persone di tutte le età possano imparare insieme l’una dall’altra. Questo è un processo che si verifica spontaneamente all’interno delle famiglie, dove la conoscenza viene condivisa di generazione in generazione e dove le attività più diverse diventano occasione per incontrarsi, comprendersi, condividere, apprendere, prendersi cura. Ma spesso tempi ritmi e spazi non coincidono oppure la malattia, per esempio una diagnosi di Alzheimer, può rendere più difficoltoso questo prezioso scambio. Per questo è importante informare circa la malattia del nonno/a. Avendo cura però di non ridurre il nonno alla malattia, spiegare che non esistono colpe per questa malattia e che il loro nonno/a, è ancora la stessa persona di prima, il suo cuore e il suo amore per loro rimangono invariati, anche se hanno perso delle abilità, che possono essere loro di aiuto e da loro ancora imparare.
Osservare nonni e nipoti lavorare insieme, seduti allo stesso tavolo l’uno accanto all’altro, osservarli offrirsi aiuto reciproco ognuno secondo le proprie abilità, sorridersi, esitare, concentrarsi sul medesimo scopo, ridere, guardarsi con curiosità e interesse, ci ha molto colpito. E ci ha confermato il potere curativo delle relazioni affettive, di un atteggiamento rispettoso e dell’assenza di giudizio.
“Perché nonno/a si comporta in modo diverso? Perché il nonno/a mi chiama con un altro nome? Perché nonno/a continua a fare la stessa domanda? Come posso aiutare nonno/a? Nonno/a starà meglio? Nonno/a mi dimenticherà?” Non ambivamo ad offrire una risposta a queste e ad altre domande, ma di sicuro abbia offerto loro la possibilità di stare insieme e di sperimentarsi con una diversità che è ricchezza.